ANSIA DA SEPARAZIONE DEL CANE – SINTOMI, DIAGNOSI DIFFERENZIALE E TERAPIA 2


 ANSIA DA SEPARAZIONE DEL CANE – SINTOMI, DIAGNOSI DIFFERENZIALE E TERAPIA

ANSIA DA SEPARAZIONE DEL CANE – SINTOMI, DIAGNOSI DIFFERENZIALE E TERAPIA

Introduzione

Prima di iniziare a parlare di anomalie del comportamento occorre definire cosa si intende quando parliamo di comportamento patologico; un cane che costituisce un problema per un padrone può non costituirlo per un altro, anche se presenta con entrambi lo stesso tipo di comportamento [5].

Questa affermazione ci porta obbligatoriamente all’analisi del contesto ambientale in cui l’animale vive. Non tutti i cani posti nelle medesime situazioni e sottoposti agli stessi stimoli reagiscono però allo stesso modo; occorre perciò inserire anche la componente genetica.

L’approccio della Medicina Comportamentale Veterinaria non risulta uniforme, ma può presentarsi diverso da un Paese all’altro.

Occorre puntualizzare che attualmente esistono due grandi tendenze: quella latina, e quella anglo-americana [30].

La scuola latina, raggruppa ricercatori francesi, spagnoli, ecc. come Patrick Pageat ed altri. Questi affrontano i disturbi comportamentali sotto un profilo medico ed etologico, cercando di evidenziare il grado di disorganizzazione delle funzioni comportamentali.

Con il termine patologico si intende, in questo contesto, qualsiasi comportamento che abbia perduto la sua capacità di adattamento, ovvero il soggetto si è “cristallizzato” in una risposta che non cambia a seconda delle situazioni, ma rimane per così dire rigida. Tale comportamento, perdura nel tempo, in quanto incapace di tornare spontaneamente ad una situazione di equilibrio.

La scuola anglo-americana, invece, presenta un approccio behaviourista, che considera i comportamenti alterati solo come risposte inopportune che sono state rafforzate dall’ambiente. Importanti, risultano allora i periodi critici dello sviluppo del cucciolo o particolari atteggiamenti da parte del proprietario, o stimoli ambientali, che vengono poi rafforzati in maniera positiva o negativa.

Secondo tale corrente, i problemi possono anche derivare dal modo in cui il cane scarica le tensioni create dalle frustrazione di un comportamento innato od appreso, e ciò che predispone un soggetto più di un altro ad incorrere in tali problemi è la sua capacità o incapacità di adattarsi a particolari condizioni di stress [7].

Che un cane costituisca un problema viene accertato dal suo padrone o da coloro che devono interagire con lui, ma sta al medico veterinario, inquadrare secondo protocolli prestabiliti se si tratta di uno stato patologico del cane o di una mancanza d’educazione dello stesso. Da qui l’importanza di studiare il soggetto collocandolo però nel suo ambiente, in modo da creare un profilo riportabile sì a modelli esistenti, ma nel suo genere unico ed esclusivo.

 

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Disturbi legati alla separazione

Il termine di ansia da separazione viene utilizzato genericamente per descrivere tutti i fenomeni ansioso-frenetici o ripetitivi che compaiono quando i cani vengono lasciati da soli (isolamento sociale).

Essendo il cane un animale altamente sociale si può facilmente immaginare come i nostri amici a quattro zampe, tollerino questa situazione di malavoglia.

Quando ciò avviene è comprensibile che gli animali manifestino forme di attesa ansiosa per il ricongiungimento del/i partner sociali (canini o umani).

In questo senso tale stato d’ansia è da considerarsi perfettamente normale e risulta più accentuato in cani predisposti geneticamente.

Quando l’ansia assume però, delle dimensioni spropositate e maladattative, ecco che diviene patologica manifestandosi con sintomi e problematiche ben definite.

Sulla base di quanto detto, possiamo distinguere varie forme di ansia da separazione [23].

Forme generiche

Quando un animale è lasciato troppo a lungo solo, si possono osservare dei comportamenti eccessivi, legati allo stato d’ansia che scatena un comportamento specificatamente rivolto verso l’ambiente, al fine di ridurre la tensione interna.

Tale comportamento può comprendere: un aumento dell’attività fisica, vocalizzazione e distruzione.

La degenerazione di tali comportamenti, in senso patologico, può portare oltre alla strumentalizzazione, alla comparsa d’attività sostitutive che possono aggravare il quadro comportamentale con complicazioni fisiche, come ad es. la self-mutilation.

Forme di origine traumatica

Può accadere che durante i periodi d’isolamento, i cani sperimentino episodi di forte paura o fobia, ad es. per forti detonazioni, temporali, ecc.. In tal caso, all’ansia provocata dall’isolamento possono sommarsi e/o associarsi, in maniera patologica, delle crisi di panico; le distruzioni assumono allora un carattere decisamente più caotico e devastante; compaiono inoltre manifestazioni neurovegetative come urinazione e defecazione.

Forma degenerativa

Quando l’ansia da separazione compare in cani anziani (di solito superiori ai 10 anni) che precedentemente si presentavano indipendenti, è solitamente attribuita ad involuzione senile.

Si tratta di un processo patologico che oltre a disfunzioni somatiche, presenta concomitanti alterazioni comportamentali che si possono considerare come sviluppo di processi involutivi già insiti nell’animale.

Di maggior rilievo sono gli aspetti legati all’aggressività e/o a forme di depressione.

Forme affettive primarie e secondarie

Sono le forme più tipiche e più severe di ansia da separazione, tanto che alcuni studiosi hanno proposto di riservare tale denominazione esclusivamente a questa categoria di comportamenti da separazione [30].

Si tratta di processi patologici la cui causa va ricercata principalmente nei fenomeni di iperattaccamento primario e secondario.

L’iperattaccamento primario si sviluppa nelle primissime fasi della vita del cucciolo ed è appunto legato ad un errato periodo della socializzazione, nel quale non viene attuato il distacco del giovane animale. Questo trasferisce, proiettandolo, il legame materno ad uno o più partner sociali, di solito uno o più proprietari, ma a volte anche altri cani.

I soggetti che ne soffrono trascorrono gran parte del loro tempo incollati alle figure affettive di riferimento, effettuando eventualmente un’esplorazione ambientale così detta “a stella”, tipica dei cuccioli che presentano come fulcro la madre.

Pageat [26] tende a dare maggior peso al grado di maturità raggiunto dal cane in esame, oltre alla presenza di una figura umana alla quale il cane è fortemente legato.

La sua teoria condivisa dalla comunità veterinaria francese, si basa sulla premessa che un cucciolo trasferisce il suo affetto dalla madre al proprietario o a un’altra figura umana a cui è affezionato e che quindi rimane in uno stato immaturo, potenzialmente candidato a problemi di ansia da separazione [39].

Le manifestazioni di quest’ansia sono simili a quelle di origine traumatica, molto esacerbate e debilitanti. Occorre una buona anamnesi per individuare oltre alla sintomatologia anche l’origine di tale fenomeno, in modo da affrontarlo nella maniera più corretta ed efficace possibile.

Le forme di iperattaccamento secondario, e di conseguenza l’ansia da separazione, possono invece manifestarsi anche nei cani adulti che in passato non presentavano tali problemi.

Si tratta più frequentemente di cani riscattati dai rifugi o che hanno avuto una lunga degenza ospedaliera o un’altrettanta lunga convalescenza.

Riguarda infatti due categorie: quei cani che sono stati privati per molto tempo di cure o attenzioni e che si ritrovano ad essere amati ed accuditi premurosamente e quegli animali che ricevono costanti attenzioni e cure per una particolare situazione (per es. convalescenza) [7].

Questa classificazione non è sempre ben mantenuta nelle trattazioni che abbiamo visionato durante la nostra ricerca ed è stato proprio questo il punto che più di ogni altro ha creato dubbi e confusione.

E’ vero che tutte queste categorie comportamentali presentano sintomi in comune e molte volte tendono a sovrapporsi le une alle altre; a nostro avviso per un corretto approccio terapeutico oltre alla diagnosi differenziale con altre patologie occorre cercare di definire nel migliore dei modi il problema da trattare.

 

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Definizione di ansia da separazione

L’ansia da separazione è una patologia molto comune segnalata in Europa, Stati Uniti e Canada [27]. Si tratta di un argomento complesso che ha alla base una forte componente ansiogena.

Uno dei più complessi e rilevanti malesseri umani, come l’ansia, non può comparire perfettamente identico nelle altre specie animali, ma certamente deve avere in esso un suo precursore evolutivo.

L’ansia e la paura sono ipotetici stati mentali di cui tutte le persone sane hanno fatto esperienza nella loro vita sociale.

Quando però l’ansia diventa estrema, cronica o sproporzionata agli stimoli esterni, possono allora emergere dei disturbi clinici veri e propri, come accade nel 2-4% della popolazione umana [13].

Anche l’ansia, perciò, come la paura diviene patologica quando perde le caratteristiche di reazione misurata (proporzionata) e differenziata (plastica), cioè quando si irrigidisce nell’intensità e nella forma [23].

L’ansia da separazione tende a manifestarsi esclusivamente quando la figura di riferimento del cane non è presente. La separazione può corrispondere ad una reale assenza del proprietario o essere una manifestazione di disagio, di fobia [6] o di frustrazione [22], che viene avvertita dal cane anche quando la sua figura di riferimento si trova in casa, ma non è sotto il suo diretto controllo: come ad es. quando il cane viene lasciato solo in giardino, oppure quando ci si fa la doccia o ci si corica per il riposo notturno[27].

Il cane che in presenza del proprietario presenta un buon comportamento, tale da sembrare un animale equilibrato, quando si trova da solo urina o defeca o entrambe le cose, si lamenta, ulula, abbaia insistentemente, distrugge, mastica, graffia le porte; certi cani mordono la moquette, rovinano i tappeti, riducono in brandelli pezzi di carta, stoffa, insomma si rivelano dei veri e propri distruttori della casa.

Questi problemi sono spesso visti come dispetti, ripicche o mancanza di obbedienza da parte del cane, ma così non è.

Il termine dispetto include infatti un grado di cognizione che non è stato dimostrato nel cane; nemmeno la disobbedienza è correlabile all’ansia da separazione, così come non lo sono i problemi relativi alla dominanza [40]: un cane sottomesso può presentare questi problemi allo stesso modo di uno dominante.

L’iperattaccamento è una delle cause più significative; l’attaccamento è infatti un comportamento presente nelle specie più evolute ed ha la funzione di mantenere i contatti sociali ed i legami tra gli individui appartenenti ad uno stesso gruppo: studi compiuti su una vasta gamma di specie tra cui i cani [36], le scimmie [14] e gli umani [17], indicano un sistema generale di motivazioni sociali, associate al comportamento e alla separazione.

Il legame tra madre e figlio ne è un esempio estremamente forte; benché vi siano differenze individuali, i piccoli tendono a reagire alla separazione della madre con vocalizzazione ed aumento dell’attività cinetica: tentano di seguirla e si lamentano mettendo in atto determinati atteggiamenti che risultano essere una risposta di distress [20], il cui significato è volto al ricongiungimento con la figura materna.

Tali manifestazioni cessano, infatti, quando la madre ritorna, se la separazione è invece prolungata si possono manifestare fenomeni di depressione [4,14,36].

I cani che soffrono di iperattaccamento, trascorrono molto tempo incollati alle figure affettive di riferimento e manifestano un comportamento tipico che meglio vedremo nel capitolo deputato alla sintomatologia.

Il termine stesso “ansia da separazione” è universalmente accettato dagli studiosi del settore, perché i comportamenti che ne sono caratteristici, unitamente ai segni ed ai sintomi clinici, riconducono al concetto di ansia, ripreso dalla psichiatria ed adattato alla dimensione veterinaria.

In umana l’ansia può essere definita come l’anticipazione apprensiva di un futuro pericolo o disgrazia, accompagnato da un senso di disforia e/o sintomi somatici di tensione, quali vigilanza e controllo, iperattività del S.N.A. e aumentata attività motoria; il focus ansiogeno può essere insito nell’individuo o esterno ad esso [28].

Esistono varie scuole di pensiero sulla definizione di tale patologia.

Dodman, Martens et al., [6] la classificano come paura o fobia situazionale, riconducendo il concetto di ansia ad uno stato di paura diffuso e persistente che esiste senza una causa o una minaccia evidenti. L’assenza del proprietario o limitati periodi di isolamento infatti, una volta completato lo sviluppo in maniera equilibrata non dovrebbero rappresentare di per se stimoli ansiogeni in un animale non patologico. Il problema in questo caso risulta, anche per loro estremamente connesso ad un errato sviluppo delle fasi di crescita del cucciolo e a processi seguenti di sensibilizzazione.

Pageat, Voith et al. [30], propongono invece una diversa concezione di tali disturbi comportamentali; pur mantenendo la stessa terminologia, l’ansia da separazione viene concepita come un disturbo che pur essendo estremamente stabile nel tempo, si può presentare in varie forme.

I sintomi, espressione comunque di uno stato ansioso, possono evolvere nel tempo, come passaggio da un’ansia di tipo intermittente caratterizzata da vocalizzazione, comportamenti distruttivi, minzione e defecazione ecc.., ad una di tipo permanente, che altera in modo continuo il comportamento del soggetto e si manifesta con uno stato di inibizione associato alla comparsa di attività sostitutive [30].

Tra le possibili cause che originano l’ansia da separazione si annoverano: predisposizione ereditaria, carenza di esperienze precoci, eventi traumatizzanti; inoltre si devono considerare eventuali problemi nella relazione tra cane e proprietario di tipo gerarchico [5], con effetti del rinforzo anche involontario del comportamento del cane, nonché categorie a rischio come cani adottati da rifugi con distacchi traumatici alle spalle [28].

Per ciò che riguarda il concetto della gerarchia espresso da Campbell [5], molti autori [20,40] non concordano, sottolineando che il grado sociale è ininfluente nella comparsa dell’ansia da separazione.

A nostro avviso, non si tratta tanto di un ruolo di dominanza o meno, ma per quanto emerso dalla letteratura consultata, il tutto va inquadrato nell’ottica di una più marcata definizione dei ruoli, in quanto, ricordiamolo, stiamo parlando di soggetti ansiosi.

E’ per questo motivo che gli stessi autori che negano un problema di tipo gerarchico, suggeriscono essi stessi nella terapia comportamentale un corso di obbedienza di base.

 

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Sintomatologia dell’ansia da separazione

Prima di tutto bisogna premettere che per definire tali segni come sintomi di una eventuale patologia, occorre scartare qualsiasi problema di ordine fisico, come problemi gastro-intestinali, affezioni alle vie urinarie, algie, ecc. Il che risulta relativamente facile tenendo presente che i sintomi dell’ansia da separazione si manifestano essenzialmente quando il cane viene lasciato da solo.

E’ infatti durante questo periodo che il soggetto presenta i sintomi più eclatanti di tale patologia con un’intensità variabile in base alla fase evolutiva della malattia.

Trovandosi solo, il cane manifesta il suo stato ansioso, aumentando l’attività esplorativa alla ricerca della sua figura di riferimento con la quale cerca di ricongiungersi in maniera fisica, grattando le porte [15], e mettendo in atto quegli stessi espedienti che il cucciolo utilizza per richiamare la madre:

  1. si lamenta, uggiola, abbaia o emette dei latrati potenti e prolungati [40]
  2. ricerca indumenti personali del proprietario (calze, scarpe, ecc..) e vi si accanisce, mettendo in atto un’esplorazione tipica del cucciolo che è quella orale
  3. distrugge mobili, divani, oggetti vari, arrivando a ridurli in piccoli pezzi

Trattandosi di vere e proprie manifestazioni d’ansia ecco che associati a tali atteggiamenti, risultano concomitanti le manifestazioni autonome come:

  1. tachicardia e tachipnea
  2. ipersalivazione
  3. incontinenza: minzione e defecazione
  4. aumento dell’attività gastro-enterica con eventuale vomito o/e diarrea

Molte volte durante l’assenza del proprietario il cane non mangia né beve, ma lo fa solo al suo ritorno [40].

Alcuni possono manifestare coprofagia [40], i cuccioli sono più predisposti a tale problema e a volte l’aggiunta di una sostanza amara nelle feci, come tecnica punitiva, può interrompere tale comportamento.

 

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La durata

Mediante video ed osservazioni si è arrivati ad uno schema temporale di base per le manifestazioni dei comportamenti legati all’ansia da separazione. Un picco di intensità viene raggiunto poco dopo la partenza del proprietario e cessa dopo qualche tempo, nonostante i latrati e gli uggiolii possano mantenersi relativamente costanti per tutto il giorno.

Gli esperti comportamentali hanno valutato l’inizio delle manifestazioni entro 5 minuti dalla partenza [3,40], evidenziando l’importanza dei primi 30 minuti in cui l’animale resta solo [3,35,40].

Per ciò che riguarda l’attività motoria si è osservato un decremento esponenziale nel tempo; nella maggior parte dei cani sembra esserci un modello ciclico di 20-30 minuti [40]. Se però il soggetto è riattivato da stimoli esterni o risulta particolarmente sensibile, questo modello di base proposto per la durata dell’attività può non essere corrispondente.

Due particolari momenti sono fondamentali per definire l’ansia da separazione: la partenza e l’arrivo del proprietario.

 

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La partenza del proprietario

E’ ovvio che la maggior parte dei cani percepisce la partenza del proprietario: per esempio possono accorgersi di particolari gesti, come il truccarsi, prendere le chiavi, mettersi le scarpe o indossare determinati capi di abbigliamento [20,39,40].

Nei soggetti con ansia da separazione questi stimoli per così dire anticipatori, possono scatenare uno stato d’animo ansioso che porta al manifestarsi di alcune sequenze comportamentali:

  1. seguono passo per passo il proprietario risultando particolarmente appiccicosi, tanto che alcuni li hanno definiti “cani velcro” [25], in quanto stanno fisicamente molto vicini al proprietario
  2. alcuni cani ansimano o tremano
  3. altri abbassano le orecchie e la coda rimanendo immobili con un espressione depressa [3,16]
  4. certi proprietari riportano che alcuni cani provano ad impedire la partenza esibendo un certo grado di aggressività [3,40], possono arrivare a ringhiare o addirittura a mordere il padrone

E’ altresì plausibile che tali soggetti, possano manifestare anche al di fuori del contesto della partenza, tali comportamenti, pur essendo comunque legati all’azione del distacco (fenomeno della generalizzazione).

Il rientro a casa del proprietario

Quando il proprietario torna a casa dopo un periodo più o meno lungo di separazione, il cane lo accoglie con manifestazioni d’entusiasmo eccessive se paragonate ad un soggetto equilibrato:

  1. salta addosso al proprietario
  2. scodinzola in maniera esagerata muovendo tutto il corpo
  3. guaisce e abbaia
  4. cerca giocattoli e li esibisce, invitando al gioco, ecc.

Questo comportamento va avanti per alcuni minuti ed è prolungato o si ravviva ad ogni minima attenzione del proprietario. Spesso sono descritti come iperattivi.

Quando però le esperienze distruttive precedenti spingono il proprietario, una volta rincasato, ad effettuare una serie di interventi punitivi sul cane, ecco che l’animale presenta anche in questo contesto un processo di anticipazione, assumendo posture di sottomissione:

  1. orecchie basse
  2. coda in mezzo alle gambe
  3. perdita di qualche goccia d’urina, ecc.

Tale situazione viene interpretata dai proprietari come segno di colpevolezza, infatti, descrivono come il loro animale si senta responsabile di ciò che è avvenuto e ritenendolo ben cosciente di tale comportamento, provvedono ad effettuare ulteriori punizioni. Questo non fa altro che peggiorare la situazione, aumentando lo stato ansioso del cane.

Le differenze individuali risultano dalla maniera in cui i cani manifestano tali comportamenti; alcuni possono presentare un solo segno, altri tutti i sintomi e altri ancora solo una combinazione di questi.

 

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Terapia

Il trattamento dell’ansia da separazione è un problema alquanto complesso in quanto non ci si può concentrare unicamente sul soggetto malato, ma occorre tenere in considerazione tutto l’ambiente in cui l’animale è inserito, compreso il rapporto tra cane e proprietario.

I migliori risultati si sono ottenuti associando alla terapia farmacologica alcune tecniche di modificazione del comportamento [22], in quanto così facendo si sono ottenuti risultati migliori, in tempi più stretti.

L’associazione di un programma di modificazione comportamentale e della terapia farmacologica risulta la soluzione ideale per il trattamento dell’ansia da separazione, considerando che in questo modo i risultati sono più tempestivi e favoriscono, motivandola, la collaborazione del proprietario.

Esistono varie terapie di modificazione comportamentale [7], che vanno applicate e modificate secondo la situazione, alcune di queste possono anche essere utilizzate per prevenire alcuni fenomeni ansiosi, ovvero risultano buone regole di educazione del cane.

Importantissimo è riuscire a coinvolgere il proprietario, rendendolo partecipe del problema, spiegandogli l’origine e le modalità di tale disturbo. Occorre però particolare attenzione a non sottolineare le eventuali mancanze o errori subiti fino a quel momento dal proprietario stesso, ma sottolineare, responsabilizzandolo, il suo ruolo nella buona riuscita della terapia.

Ecco le più comuni tecniche di modificazione comportamentale:

  1. Punizioni e correzioni
  2. Il confinamento
  3. Corso di addestramento di base
  4. Tecniche di esposizione al problema
  5. L’adattamento
  6. Tecnica del controcondizionamento

Per quanto riguarda la terapia farmacologica possiamo tenere in considerazione i seguenti farmaci:

Inibitori della ricaptazione della serotonina

Il sistema serotoninergico è un mediatore dell’apprendimento e del mantenimento delle risposte di paura negli animali e nell’uomo [8,34,42].

Quando viene stimolato un neurone serotoninergico viene rilasciato 5-HT nella fessura sinaptica.

La reazione con i recettori postsinaptici provoca la stimolazione del neurone corrispondente, mentre il legame con gli autorecettori, posti a livello presinaptico e somatodendritico, produce un feed-back negativo che inibisce l’ulteriore rilascio di 5-HT.

Dopo la fase di rilascio, la 5-HT è rimossa dalla fessura sinaptica attraverso un meccanismo di trasporto all’interno del terminale nervoso (presinaptico).

I composti che inibiscono la ricaptazione delle amine biogene, e quindi la loro degradazione nel neurone presinaptico, ne potenziano l’azione sulle terminazioni postsinaptiche.

Il meccanismo è stato spiegato in maniera semplicistica in quanto i neuroni serotoninergici presentano dei recettori di tipo differente, di cui è importante conoscere le funzioni per meglio comprendere gli effetti degli antidepressivi.

Attualmente la ricerca nel suo progredire, ha già individuato e clonato almeno 17 recettori 5-HT [6], per ragioni logistiche è possibile raggrupparli in 5 tipi, designati con le sigle 5-HT1,2,3,4 e 5, di cui noi tratteremo solo i primi 3.

I recettori 5HT-1, sono sia pre che post sinaptici; i primi sono quelli deputati alla ricaptazione della serotonina. Presentano affinità maggiore per gli agonisti della serotonina in presenza di cationi bivalenti come Ca++, Ba++ o Mn++, mentre gli ioni K+ e Na+, inibiscono questo legame.

I recettori 5HT-2, hanno invece un’affinità più forte per gli antagonisti che non per la stessa serotonina. La stimolazione di questi recettori causa la contrazione dei muscoli lisci della trachea, dell’utero o dell’ileo, ma anche dei vasi sanguigni, giustificando l’utilizzazione degli agonisti nel trattamento di alcune affezioni vascolari come l’arterite, le trombosi o l’ipertensione arteriosa (ritanserina).

I recettori 5HT-3, sono dei siti inotropi, che partecipano alla trasmissione dell’eccitazione delle fibre della muscolatura liscia dell’ileo. La stimolazione di questi recettori aumenta la liberazione di acetilcolina nel plesso enterico e quella di noradrenalina a livello delle terminazioni ortosimpatiche.

L’inibizione della ricaptazione della serotonina è uno dei meccanismi d’azione più importanti degli antidepressivi. Le molecole note da più tempo, presentano in genere un’azione analoga sugli altri sistemi monoaminergici (clomipramina).

Al contrario, i composti più recenti come il trazodone o la fluoxetina agiscono abbastanza specificatamente sul meccanismo di ricaptazione della serotonina.

La clomipramina è presente sul mercato italiano con la denominazione farmaceutica di Clomicalm®, disponibile in compresse con 3 diverse concentrazioni (5,20,80 mg) da utilizzare in base alla taglia del cane. E’ indicato come supporto terapeutico nei disordini di separazione che si presentano sotto forma di manifestazioni distruttive, eliminazione inappropriata. Tale prodotto va utilizzato solo in associazione a tecniche di modificazione comportamentale [26].

I risultati di uno studio clinico multicentrico in cieco controllato con placebo, hanno mostrato che la clomipramina determina significativi miglioramenti nei cani con ansia da separazione quando viene utilizzata alla dose di 2 mg/kg per os due volte al giorno ed in associazione a tecniche comportamentali.

I miglioramenti sono risultati più pronunciati a queste dosi che alla dose più bassa (1 mg/kg per os due volte al giorno) con cui venne trattato un precedente gruppo di studio, nonché il gruppo trattato col placebo[22].

Alla dose più alta, inoltre, i risultati si sono raggiunti più velocemente, cosa che migliora sicuramente la “compliance” dei proprietari.

L’unico effetto collaterale attribuito all’uso della clomipramina durante un periodo di osservazione di 84 giorni è stato un vomito temporaneo, osservato nel 12,5% dei soggetti trattati al dosaggio più alto e dell’11% in quelli con dosaggio più basso.

La clomipramina attraverso il suo primo metabolita demetilclomipramina influenza anche la ricaptazione di noradrenalina, quindi presenta, nell’uomo, un profilo di effetti collaterali meno favorevoli rispetto ad altri antidepressivi [2].

La fluoxetina (Prozac®), fa parte degli S.S.R.I. (Selective Serotonin Reuptake Inhibitors) e la sua azione sui disturbi ansiosi è sorprendentemente ampia.

La fluoxetina sembra avere un’azione specifica molto marcata sulla ricaptazione della serotonina. In vitro, occorre moltiplicare le dosi per 100 prima di osservare un’inibizione della ricaptazione delle altre monoamine. La somministrazione di questo antidepressivo, determina inoltre una diminuzione della sintesi della serotonina [6].

Avendo un’affinità particolare per i recettori 5HT-1, risulta virtualmente priva di effetti collaterali colinergici e cardiovascolari [38].

Quando il trattamento si prolunga per più giorni, si nota una diminuizione dei recettori 5HT-1 (down-regulation) ed è per questo motivo che durante i primi 15 giorni di cura si può notare una certa instabilità emotiva che si stabilizza poi in un secondo momento, migliorando sensibilmente le performance comportamentali e sociali degli animali trattati.

Grazie all’attività del suo primo metabolita, la norfluoxetina (ricaptatore di serotonina altrettanto potente e specifico della molecola madre), la fluoxetina è indicata anche per somministrazione orale. Le dosi consigliate per il cane sono di 1-1,5 mg/kg per os una volta al giorno [19,21,29].

In due ore circa il suo assorbimento risulta dell’85%, la presenza di cibo può farne ritardare l’assorbimento di circa 30 minuti [1].

Il farmaco, viene metabolizzato dal fegato ed escreto per via renale.

La concentrazione stabile (steady-state) viene raggiunta dopo 4-5 settimane dall’inizio del trattamento e possono essere necessari 1-2 mesi dopo la cessazione totale delle somministrazioni perché la sostanza venga completamente rimossa dall’organismo [33].

Ansiolitici

Il buspirone (Buspar®), fa parte di una nuova classe di ansiolitici derivati dall’azapirodecanedione e chimicamente distinti dal resto della categoria.

Questi composti hanno un’azione altamente specifica e non producono effetti collaterali indesiderati come sedazione, atassia o dipendenza [10,11].

L’azione del buspirone coinvolge diversi sistemi di trasmissione, anche se i recettori 5-HT1 sembrano essere i maggiori interessati, il composto agisce anche come debole antagonista della dopamina [9,31].

Per descrivere la loro azione e distinguerla da quella dei farmaci meno specifici, è stato coniato il termine “ansioselettivi“.

In un modello sperimentale di stress da separazione in ratti neonati, le proprietà ansiolitiche del buspirone sono risultate simili a quelle delle benzodiazepine [41].

Studi clinici che mettono a confronto il buspirone e il diazepam, confermano l’efficacia ansiolitica di entrambi questi farmaci nell’uomo [12,32], mentre le informazioni inerenti gli animali domestici, hanno solo il carattere di osservazioni cliniche.

Dodman [6] ha verificato l’efficacia del buspirone nel trattamento di varie paure dei piccoli animali, tra cui l’ansia da separazione del cane, la fobia dei rumori , e la paura degli estranei. Il suo effetto più che terapeutico è palliativo; quindi è necessario associarvi un’adeguata terapia comportamentale.

Nell’uomo sono state descritte potenziali reazioni avverse al trattamento con questo farmaco, tra cui nausea, sedazione, emicrania e vertigini; tali sintomi tuttavia si verificano in una percentuale di pazienti molto più bassa rispetto a quelli rilevati nei trattamenti con diazepam e clorazepato [18,24].

Uno studio veterinario condotto su gatti [6] descrive effetti collaterali come:

  1. Aumento dei comportamenti affettivi nei confronti del proprietario
  2. Occasionali episodi di comportamento aggressivo intraspecifico
  3. Transitoria agitazione subito dopo la somministrazione

 

SUMMARY – The anxiety caused by separation is a behavioral pathology which can be easily found in the veterinary practice. This is a behavioral disorder that before being identified must be differentiate from any other physical pathology.
The veterinarian must take off againt the clinical symptoms in order to apply therapeutical methods conform to the single case as much as possible. The
therapy for anxiethy of separation is based on two fundamental points:
technicals for behavioral chancing and pharmaceutical. The first must
always be associated with pharmaceutical therapy, since several elements come from the owner, the second one is of fundamental importance to
crear up the problem earlier and in the best complete way.


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