ETOLOGIA, ETOLOGIA APPLICATA E BREVE STORIA DELL’ETOLOGIA


ETOLOGIA , ETOLOGIA APPLICATA  E BREVE STORIA DELL’ETOLOGIA

Fin dal Neolitico uomini e animali hanno convissuto, comprendendosi e aiutandosi reciprocamente.

Secondo il padre dell’etologia K. Lorenz (“E l’uomo incontrò il cane”) fu un bimbo a portare un cucciolo di cane all’interno della caverna e a pretendere di tenerlo con sé , forse perché attratto da un essere così simile a lui,per la capacità di esprimersi con i gesti e l’atteggiamento, per l’inesauribile voglia di gioco e di movimento, per l’insopprimibile pulsione ad agire ,sperimentare,esplorare,per la libertà di esprimere emozioni e sentimenti senza condizionamenti.

Con il progredire della civiltà ,sempre più tecnologica,sempre più virtuale, gli uomini si sono allontanati dal mondo della natura e degli animali ,pensando di non averne più bisogno.

E’ necessario invece imparare nuovamente a comunicare con gli animali.

I bimbi sono i più bisognosi di un rapporto stretto con la natura,che fornisca loro emozioni positive ed esperienze concrete e rassicuranti.

 

 

 

 

 

 

COSA E’  L’ETOLOGIA:

L’Etologia è la scienza che studia il comportamento degli animali e siccome gli animali sono comunque nostri lontani “parenti”, imparare a capirne gli atteggiamenti e le reazioni ci serve sempre da insegnamento per risalire alle origini di certi nostri istinti.

Gli animali poi fanno parte dell’ambiente che ci circonda e quindi studiare l’ambiente significa anche osservare gli esseri che lo abitano: i cani, i gatti, gli uccelli, i pesci, sono quelli più vicini a noi, che spesso scegliamo come compagni di gioco e di vita.

Sarebbe ingiusto rifiutarsi di comprendere il loro linguaggio, visto che ormai vivono nelle nostre città e nelle nostre case, rispondono alle nostre mille richieste, ma hanno anche loro delle esigenze cui noi siamo chiamati a rispondere.

Imparare a comprendere le abitudini dei nostri animali e le ragioni di certi comportamenti significa entrare nel loro mondo e riuscire a farsi capire e a dialogare con i nostri amici; significa prevederne le reazioni e insegnare loro a fare delle cose che possono avere anche un’utilità sociale (ANIMALI E SOCIALE/PET THERAPY).

Se saremo in grado di instaurare un buon rapporto di comunicazione reciproca con i nostri amici animali la loro sola presenza e l’affetto che spontaneamente sanno dare ci ripagherà di tutti gli sforzi.

L’Etologia serve proprio a questo, a darci la chiave per entrare nel mondo degli animali e per far capire a chi ancora non lo sa che anche loro hanno dei sentimenti e dei meccanismi di “pensiero” complessi e diversi dai nostri ; che non sono i nostri schiavi, ma solo i nostri amici e collaboratori.

L’etologia diventa quindi uno strumento indispensabile per gestire questa convivenza e renderla piacevole e ricca.

Dobbiamo imparare a conoscere gli animali e a rispettarli per la loro diversità.

Dobbiamo imparare ad interpretare i loro bisogni e soddisfarli nel limite del possibile.

STORIA DELL’ETOLOGIA IN BREVE:

Per parlare della storia di questa scienza abbiamo deciso di prendere come punto di riferimento un personaggio a tutti noto, per i suoi viaggi da naturalista nelle isole Galapagos e per i libri che ha scritto raccogliendo le sue interessanti annotazioni di viaggio.

Si tratta di Charles Darwin, lo scienziato e naturalista che ha messo in crisi la Chiesa dell’800 affermando che l’uomo discende dalla scimmia e che ha elaborato la teoria dell’evoluzione e della selezione naturale.

Ma prima di lui c’era già un gran movimento sul versante delle scienze biologiche e grande attenzione per lo studio degli animali.

PRIMA DI CHARLES DARWIN (fine ‘700)

Sono due le scuole che si occupano di comportamento animale prima della rivoluzione darwiniana: una di tradizione immobilista e antievoluzionista a capo della quale c’è il biologo francese George Cuvier; l’altra proiettata verso il nuovo, quindi di impostazione più dinamica e tendenzialmente evoluzionista nata sulla scia delle teorie di Geoffroy Saint Hilaire.

In particolare Cuvier accentua l’importanza delle indagini di laboratorio come unico mezzo di conoscenza, mentre G.S.Hilaire è più interessato ad uno studio di stampo naturalistico, sempre attento alle tendenze evolutive.

Così mentre i continuatori della tradizione di Cuvier fondano la psicologia comparata (scienza del comportamento animale basata sul confronto con la psicologia umana e con quella delle varie specie); gli eredi di G.S.Hilaire danno origine all’etologia (studio delle abitudini degli animali in rapporto al loro habitat).

Secondo alcune ipotesi sarebbe stato lo stesso studioso o al più suo figlio Isidore ad adottare il termine etologia nel 1854 per indicare lo studio del comportamento animale, mutuandolo dal mondo del teatro seicentesco (etologo=istrione/attore), o più probabilmente dal vocabolario della filosofia e pedagogia settecentesche (etologo=studioso dell’etica e dell’educazione).

Secondo altre ipotesi il primo a coniare il termine per indicare la scienza che studia il comportamento animale sarebbe stato Ernst Haeckel nel 1866.

CHARLES DARWIN

Nel 1859, di ritorno dai suoi lunghi viaggi di studio nelle isole Galapagos, Darwin pubblica l’ “Origine delle specie attraverso la selezione naturale”, un’opera che dà il via ad una vera e propria rivoluzione. In questo libro Darwin guarda agli animali con lo spirito di un etologo, che registra e interpreta il comportamento degli animali nel loro ambiente naturale.

La sua convinzione che ci sia una parentela tra animali e uomini sconvolge coloro che consideravano gli animali degli esseri senz’anima e getta le basi della moderna biologia.

Questi sono i punti fondamentali della teoria di Darwin, da cui si svilupperà la futura scienza etologica:

  • il comportamento è uno dei principali meccanismi di adattamento all’ambiente e come tale sottoposto alla selezione naturale
  • lo studio dei comportamenti animali è importante per la comprensione dell’uomo, visto che la teoria di Darwin ricongiunge la storia dell’uomo con quella degli animali
  • gli animali vanno osservati nel loro ambiente naturale.
  • lo studio del comportamento, per essere scientifico, deve partire da una sistematica e dettagliata catalogazione di tutti i moduli comportamentali che possono essere rilevati nella specie in questione.

DOPO DARWIN (‘800)

Gli studi sul comportamento in questo periodo sono sempre più numerosi e si orientano alla scoperta dell’atomo del comportamento, cioè di quel fenomeno più semplice che come nel campo della fisica, determinerebbe nelle diverse combinazioni con altri atomi, tutti gli altri più complessi fenomeni.

Tra i più noti studi del periodo ricordiamo la teoria dei tropismi di Loeb, del riflesso condizionato di Pavlov, dei comportamentisti (o behavioristi da behaviour /comportamento in inglese) di Watson e Skinner.

Jacques Loeb e i tropismi.

Il fisiologo tedesco (1859-1924) di fede positivista e meccanicista punta a dimostrare che il comportamento animale nasce esclusivamente come risposta a stimoli ambientali esterni, riducendolo ad un collage di azioni che non sono altro che reazioni fisico-chimiche a certi stimoli.

Secondo lui quindi gli animali sarebbero paragonabili ad automi che reagiscono in modo meccanico agli agenti fisici, come il calore o la luce.

Restava però un mistero: come mai spesso questi movimenti automatici (chiamati tropismi) risultavano contrari ad ogni istinto di sopravvivenza e portavano l’animale alla morte?

Ivan Pavlov e il riflesso condizionato.

Il primo agente diventa quindi automaticamente lo stimolo chiave, che attiva il riflesso condizionato.

In realtà il metodo con cui veniva studiato il riflesso condizionato, se da un lato era utile a vedere come funzionavano i sistemi sensoriali degli animali, dall’altro dava informazioni fuorvianti sul reale comportamento.

In altre parole l’animale chiuso e isolato in laboratorio, impaurito e costretto a stare per lunghe ore in una stessa condizione, reagiva a certi stimoli diversamente da come avrebbe fatto se lasciato libero nel suo ambiente naturale e quindi non aveva un comportamento spontaneo.

 

John Watson e i Comportamentisti (behavioristi).

Lo statunitense John Watson insieme a Burrhus Skinner suo erede definiva lo studio del comportamento “una branca sperimentale oggettiva della storia naturale” nel Manifesto detto del behaviorismo.

I behavioristi continuano ancora a pensare all’animale come ad una macchina priva di istinti, che risponde agli stimoli sulla scorta di nozioni apprese.

I loro studi e le loro osservazioni si svolgono rigorosamente nell’ambiente artificiale del laboratorio e si concentrano sul fenomeno dell’apprendimento.

 

Konrad Lorenz e gli Oggettivisti – nasce l’etologia classica. (Anni ’30)

Lorenz può essere considerato appunto il padre dell’ ETOLOGIA classica; egli conduceva i suoi studi su animali in cattività o in semilibertà.

Cominciò studiando gli uccelli (taccole e oche) e così hanno fatto molti degli etologi di prima generazione, in gran parte ornitologi (studiosi degli uccelli).

Nel 1935 Konrad Lorenz pubblica “Il compagno nell’ambiente degli uccelli” e dà inizio con i suoi studi all’Etologia moderna, intesa cioè come disciplina scientifica autonoma, non strumentalizzata né a fini venatori, né medici o letterari.

Gli etologi di prima generazione concentrano i loro studi sul fenomeno dell’istinto e sui suoi rapporti con l’intelligenza, fino a darne una definizione precisa, basata su dati di fatto e su sistematiche sperimentazioni.

Le loro osservazioni sono condotte per lo più in laboratorio, ma anche sul campo (secondo l’uso di Darwin).

Sarà soprattutto Nikolaas Tinbergen, inseparabile collega di Lorenz, a dare il via alla cosiddetta ETOLOGIA DI CAMPAGNA, che si distingue dalla classica ETOLOGIA DI LABORATORIO perché studia gli animali in natura.

Segue queste due tendenze anche l’altro grande scienziato di questo periodo, Karl von Frisch, famoso per gli studi condotti sulle api.

Lorenz, Tinbergen e von Frisch nel 1973 hanno infatti ricevuto il Premio NOBEL per la medicina e la biologia.

E sono loro i fondatori della scuola cosiddetta “Oggettivista”, convinta della necessità di studiare gli animali in natura, fuori del laboratorio secondo i seguenti principi guida:

  1. maggiore attenzione ai vertebrati
  2. sperimentazione

Danilo Mainardi e la tendenza attuale: le tre fasi ideali.

Superati ormai i radicalismi della prima fase, la tendenza attuale va verso il riconoscimento di una interazione continua tra la componente appresa e la componente genetica.

E se nelle fasi iniziali l’etologia si presentava come scienza descrittiva (analisi dei comportamenti dei singoli individui in rapporto con altri individui) e interpretativa (ricerca delle cause dei comportamenti, attribuibili all’apprendimento o all’istinto); al momento, come sostiene Mainardi, si parla di un’etologia comparata (studio di specie affini per indagare sui comportamenti dei diversi esseri viventi).

La lezione dell’etologia classica, di laboratorio e di campagna, resta comunque sempre valida, specie se le metodologie delle due scuole vengono integrate per avere risposte esaurienti sul comportamento animale.

Infatti mentre lo studio in natura fa emergere tutti i comportamenti innati, già scritti nel patrimonio ereditario della specie come risposte fisse a stimoli ambientali fissi; lo studio in laboratorio ponendo l’animale in situazioni nuove ne mette in luce le capacità di elaborare risposte diverse a stimoli diversi e quindi le sue possibilità di adattamento e apprendimento.

Danilo Mainardi parla infatti delle tre fasi ideali su cui va impostato lo studio del comportamento:

  1. STUDIO AL NATURALE (fase descrittiva)
  2. STUDIO IN LABORATORIO (fase analitica e sperimentale)
  3. SINTESI E REINTERPRETAZIONE DEI DATI OTTENUTI CON RIFERIMENTO AL CONTESTO NATURALE ( fase di sintesi)
FONTE: CiaoPet-Asetra-Esopo-Wikipedia-Encicopedia Treccani

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